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Solitudine in pandemia

Aristotele diceva che l’essere umano è “un animale sociale” non molto è cambiato nel corso dei secoli rispetto a questa affermazione.

Cosa succede però quando non possiamo dare spazio a questa necessità di aggregarsi, di condividere? In questi mesi abbiamo avuto modo di sperimentare un necessario distacco dagli altri, che ha modificato radicalmente e spesso dolorosamente le nostre abitudini.

Molti senza il supporto e il riscontro del mondo esterno si sono ritrovati soli, privi di importanti punti di riferimento.

Gran parte della nostra identità, infatti, deriva da quello che viene definito confronto sociale. Il confronto sociale ci permette di valutare i nostri atteggiamenti in relazione a quelli maggiormente diffusi intorno a noi. Ciò che ci accomuna o ci distingue dagli altri spesso ci definisce, ci caratterizza, dice molto di noi all’esterno e a noi stessi.

Condividere pensieri, atteggiamenti e ideali con altri ci fa sentire parte di un insieme, di un gruppo. Saremo naturalmente portati a ricercare quel che di simile a noi riconosciamo nell’ambiente. Certo è nella differenza che maggiormente si trova la spinta al cambiamento. È la conoscenza di situazioni nuove, diverse, che potenzialmente può darci la possibilità di crescere e migliorare. Tuttavia, è nella rassicurante condivisione con gli altri che spesso troviamo la sicurezza delle nostre convinzioni.

Le persone, che abbiamo scelto di avere intorno, ci danno conferma, supporto, tranquillità. Nei ruoli sociali che ricopriamo troviamo un pezzo importante di ciò che ci definisce, che definisce la nostra identità.

Cosa accade quando il confronto sociale viene a mancare?

La dimensione della solitudine, da molti sperimentata in questi mesi, può assumere caratteristiche molto difficoltose da affrontare. Privati della nostra struttura sociale, del riscontro e del confronto, del contatto con ciò che ci definiva e rassicurava, molti sono rimasti soli con sé stessi e per molti è stata un’esperienza del tutto nuova.

In una società iper-connessa l’isolamento sociale è stato per molti una dimensione del tutto inesplorata.

La condizione della solitudine è naturalmente sempre esistita in relazione ad alcuni eventi (lutti, separazioni, abusi, ecc. ecc.) o alcuni periodi della vita (anziani, adolescenti). In questo caso però il passaggio ha coinvolto tutti, repentinamente e in maniera quasi totalitaria.

Chi aveva investito la maggior parte del proprio benessere nella dimensione sociale, nel contatto con l’altro, nei propri ruoli sociali è stato maggiormente penalizzato.

Per tutti però l’isolamento sociale è stato potenzialmente un’occasione, magari non così palese, per implementare il proprio benessere. Esiste infatti una dimensione creativa, meditativa, riflessiva e costruttiva nella solitudine. Se si considera questo come un momento, libero da distrazioni esterne, per ascoltarsi e per leggersi come non si era magari mai fatto.

Privati delle distrazioni sociali, delle pressioni, dei confronti, dei ruoli si è avuta la possibilità di conoscersi, addentrarsi in quelle zone dove forse si aveva paura di calarsi, comprendersi meglio, considerare nuove prospettive.

Mettersi al centro della propria narrazione per poter valorizzare ciò che ci piace e iniziare a migliorare ciò di cui non ci sentiamo pienamente soddisfatti.

 

Solitudine in pandemia

 

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Esercizio di scrittura espressiva per conoscersi meglio 

Ti proponiamo un piccolo esercizio per aiutarti a prendere coscienza delle tue emozioni e iniziare così a comprenderti meglio. La comprensione di sé può essere un passo importante per migliorare il proprio vissuto…e non è così scontata come sembra

Procurati carta e penna prima di iniziare (alcuni pensieri si liberano meglio su strumenti “analogici”)

  1. Chiediti come stai
  2. Scrivi liberamente come ti senti, quali sono le tue sensazioni, i pensieri ricorrenti e come questi ti fanno sentire.
  3. Non pensare troppo a quello che stai scrivendo, lascia fluire liberamente ciò che spontaneamente “viene fuori”.
  4. Conserva i tuoi scritti per poterli rileggere nel tempo.

Perché fare questo esercizio?

Per iniziare o migliorare la conoscenza del proprio stato d’animo, comprenderlo nel profondo liberandolo nel momento in cui viene “catturato dalla carta”. A differenza del pensiero la scrittura necessita di una certa dose di rielaborazione cognitiva, che permetterà di acquisire consapevolezza dei propri sentimenti, delle proprie emozioni e dei termini più corretti per esprimerle.

Così potrete acquisire non solo una conoscenza più approfondita di voi, ma al tempo stesso arricchirete il vostro vocabolario di termini utili ad esprimere voi stessi e comprendere gli altri.

Dedicatevi 10 minuti al giorno.

BUONA SCRITTURA.

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