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La genitorialità tra aspettative e realtà

Il passaggio alla genitorialità è sicuramente uno dei maggiori momenti di cambiamento personale ancora presenti nella nostra società. Diventare genitori significa intraprendere una nuova strada, partendo da un grande importante punto di rottura con il proprio passato. Comprendere ed accettare questo aspetto può non essere sempre semplice per tutti, ma rappresenta un momento indispensabile per assumere il ruolo genitoriale nella sua pienezza.

Abbiamo tutti delle aspettative, delle idee preconcette che ruotano intorno all’essere genitori, sia nell’ottica in cui non si voglia intraprendere questo passaggio, sia nella misura in cui ci si stia preparando per fare questo salto. Pensiamo di sapere come sarebbe, cosa significhi, o significherà, per noi ed in base a questo costruiamo le nostre aspettative. Aspettative, che nella maggior parte dei casi, sono il risultato di molti luoghi comuni, stereotipi condivisi, idee tramandate, che più o meno consapevolmente guidano le nostre previsioni.

Esistono visioni più drammatiche e pessimistiche, altre che fanno leva sugli aspetti difficoltosi della gestione e della perdita di libertà personale, ma in linea di massima, diventare genitori è presentato come un evento gioioso, esclusivamente positivo.

In quest’ottica si pone l’accento sull’amore, sui buoni sentimenti e sull’assunto che questi da soli bastino. Questo non fa che alimentare delle aspettative poco realistiche su ciò che si dovrà affrontare. Non è un caso se tra l’immagine della maternità, come vissuto esclusivo di pace e amore, e i vissuti reali delle neomamme c’è una grande discrepanza.

Concetti estremizzati, in un senso o nell’altro, non sono di aiuto nella realtà concreta dei neogenitori. Al contrario, sviluppare delle aspettative realistiche può aiutare a mettere in atto comportamenti adeguati che influiscono positivamente sul benessere del bambino e sullo stato emotivo dei caregivers: viceversa essere influenzati da un ideale utopico e non realizzabile porterà inevitabilmente a vedere frustrate le proprie aspettative, mettere in atto comportamenti poco efficaci, col risultato di non riuscire a soddisfare le richieste dei figli e sperimentare ulteriore rabbia e frustrazione.

Soprattutto il primo periodo dopo la nascita è un momento tutt’altro che semplice: la vita così come la si conosceva non esiste, né esisterà, più e l’impegno richiesto è molto. Ci viene chiesto di confrontarci su territori nuovi. Questo può essere vissuto come molto gravoso, soprattutto, laddove si trovano genitori completamente impreparati a vivere queste esperienze a livello pratico ed emotivo.

Il passaggio alla genitorialità dal punto di vista personale del genitore è una fase di radicale ristrutturazione di sé, che coinvolge entrambi i partners, ma che spesso è più difficoltosa per le madri sulle quali, solitamente, grava di più il peso del quotidiano.

È un periodo di grandi cambiamenti su più fronti paragonabili ad altri eventi di “rottura” come l’adolescenza o il pensionamento. Per affrontare questo cambiamento è necessaria una totale ristrutturazione personale i cui esiti variano a seconda del momento della vita in cui ci troviamo e del supporto, che si può avere nella realtà che ci circonda.

Il mondo dei genitori non è omogeneo, nonostante i molti luoghi comuni e i punti di incontro tra le diverse situazioni, il risultato del “diventare genitore” varia a seconda delle differenze individuali.

Non rifarsi a preconcetti e stereotipi può aiutarci a trovare il nostro esclusivo stile ed il nostro personale equilibrio.

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